Come in USA si sente forte il bisogno di primarie nel CDX anche in Italia e a spingere sono soprattutto le nuove generazioni. Non crede anche lei sia arrivato il momento di adottarle?
In troppe occasioni le primarie si sono rivelate uno strumento di consultazione popolare estremamente manipolabile e non in grado di esprimere il miglior candidato tra quelli in gara. Ritengo quindi che per l’individuazione dei candidati per le prossime elezioni amministrative il centrodestra debba scegliere, come è sempre accaduto, attraverso gli accordi tra le forze politiche che lo compongono. Il metodo più affidabile da utilizzare, quando c’è qualche dubbio, sono i sondaggi di opinione che non possono essere inficiati dalle così dette truppe cammellate. Sarò favorevole alle primarie solo quando saranno regolamentate per legge.
Un centrodestra dai contorni non ben definiti con la sua parte moderata, riformista e liberale distante dalla Lega, e un PD in forte difficoltà e diviso al suo interno. Ci aspetta qualche novità?
Il confine degli schieramenti politici al centro corre all’interno della parte più mobile dell’elettorato, quello che sceglie di elezione in elezione. Sta a Forza Italia rappresentarlo raccogliendo le istanze più profonde e le pulsioni più autentiche dell’area centrale dell’elettorato, che in tutto il mondo, ripeto, è quella che determina le vittorie e le sconfitte. La Lega ha compiuto, indubbiamente, un balzo in avanti in termini elettorali, ma da sola, oppure in alleanza esclusivamente con Fratelli D’Italia, non può e non riesce a superare la sinistra. Per questa ragione rimane comunque essenziale per la vittoria del centrodestra il ruolo e la funzione di Forza Italia e del suo leader Silvio Berlusconi.
In regione governate anche con Ncd, lei è propenso ad allargare il perimetro della coalizione di centrodestra a Milano per le prossime amministrative?
A Forza Italia, Lega, FdI, in una coalizione di centrodestra, dovrebbe diventare più semplice aggiungere la quarta gamba del tavolo e cioè NCD e liste autenticamente civiche, composte da cittadini non appartenenti a partiti o movimenti politici. Non allargare al centro, il più possibile, la coalizione alternativa alla sinistra, con queste premesse, è puro autolesionismo. Nella logica bipolare vale il principio che chi non è contro di me, è con me, perché i giochi si fanno prima delle elezioni e chi vince prende tutto. Per questo siamo contenti che la Lega abbia abbandonato le pregiudiziali nei confronti di NCD, analogamente riteniamo utile includere nella coalizione di centrodestra anche le realtà che ruotano intorno a Corrado Passera, il quale afferma di essere alternativo alla sinistra.
Stepchild Adotion e utero in affitto. Quale la sua posizione?
Io sono per la libertà ma non per la confusione, sono per la tutela e la garanzia per le unioni affettive e il riconoscimento dei diritti civili costituzionalmente garantiti, nel rispetto della tradizione e della cultura dei valori del matrimonio.
Lombardia, ad oggi una delle regioni più produttive d’Italia. Federalismo sì o no?
I lombardi sono quelli che ricevono dall’amministrazione centrale il minor trasferimento procapite, pari a poco più di 2.200 euro annui, per il funzionamento delle istituzioni locali rispetto a un siciliano che riceve 5.000 e un altoatesino che arriva a quasi 9.000 euro. Tale situazione è inaccettabile: perché la Lombardia, locomotiva del paese, deve essere penalizzata in modo così sproporzionato? Noi di Forza Italia riteniamo sia giunta l’ora di fare giustizia. Possiamo anche, da fratelli più operosi, contribuire più di altri, ma la differenza è francamente troppo elevata. Abbiamo ragione nel chiedere maggior autonomia, anche perché i quattrini sappiamo spenderli meglio di altri.
Per questo voteremo sì al nostro referendum sull’autonomia della Regione e voteremo invece no alla riforma costituzionale con la quale Renzi, all’insegna di un centralismo antistorico, ha tolto poteri alle Regioni senza curarsi degli sprechi nazionali che continuano più di prima.
In questi tre anni di governo regionale quali sono stati i provvedimenti preminenti e quali altri in programma per lo sviluppo della Lombardia?
L’attuale legislatura lombarda si sta rivelando fra le più produttive nella storia del Pirellone. E lo sguardo dell’aula è stato puntato in più direzioni: dal mondo del lavoro e delle imprese alla salute dei cittadini, fino alla sicurezza, alla casa e al turismo. Abbiamo approvato la riforma della sanità, partendo dalla considerazione che i bisogni di oggi non sono più quelli del decennio scorso: ecco allora una rete di servizi territoriali più vicini alla popolazione anziana, con un occhio di riguardo alle specialità riabilitative, ma anche con la consapevolezza che la qualità deve sposarsi con spese minori a carico dei cittadini, soprattutto di quelli in difficoltà. Abbiamo messo mano a provvedimenti riguardanti il mondo economico e produttivo, dalla legge “Impresa Lombardia” alla riforma del commercio, dalla valorizzazione del turismo alla “Manifattura 4.0”: incentivi per chi investe in ricerca e innovazione, bandi di finanziamento, sostegno alle start up.
La Lombardia si è anche qualificata come la Regione italiana più attiva nelle politiche per la formazione, per il collocamento delle nuove generazioni, a partire da Garanzia Giovani, e in quelle per la rioccupazione di chi ha perso il lavoro. Abbiamo creato il “reddito di autonomia”, una serie di misure di valenza sociale che intervengono sugli affitti, sulla povertà, sull’inserimento lavorativo. Stiamo discutendo la legge di riforma dell’edilizia residenziale pubblica, per evitare il ripetersi di crisi come quella di Aler Milano, ma anche per dare opportunità in più ai quei cittadini lombardi spesso penalizzati nelle graduatorie di assegnazione degli alloggi. Siamo stati anche la prima Regione, e ancora una volta abbiamo preceduto lo Stato, ad affrontare il tema della convivenza con i luoghi di culto islamici, non per proibirli ma per regolamentarne dal punto di vista urbanistico e di impatto sociale l’apertura, contro ogni forma di abusivismo. Bisognerebbe fare un’intervista solo sulle leggi approvate. E siamo appena a metà legislatura.
Razionalizzazione della spesa pubblica e taglio delle tasse, sono punti centrali per lei e il suo partito? Quali proposte per realizzarle?
Con questo Governo della sinistra la pressione tributaria non è mai stata così alta, per i cittadini e le imprese, e mai, neppure all’estero, si è arrivati a tali livelli di imposizione fiscale. Forza Italia e il centrodestra hanno elaborato proposte concrete per ridare ossigeno allo sviluppo e alla crescita, che non possono esserci se più della metà del reddito delle imprese e delle famiglie finisce ad alimentare il mostro insaziabile della spesa pubblica. Ecco, appunto, la spesa: bisogna cominciare da qui.
Il Governo Renzi ha fatto solo parole, come prima di lui Letta e Monti. Si sono riempiti la bocca di spending review, ma alla prova dei fatti non hanno mai tagliato veramente nulla, al punto che gli incaricati via via nominati hanno rinunciato tutti all’incarico quando si sono scontrati con la realtà di una sinistra che non rinuncia a mungere per spendere senza criterio. Contestualmente al taglio degli sprechi, che deve cominciare al centro, perché le periferie hanno già dato molto, bisogna smettere di privilegiare chi spende troppo: oggi i tagli maggiori vengono riservati a governi virtuosi come quello della Lombardia e si permette alla Sicilia, ad esempio, di continuare ad assumere forestali in deficit.
Il referendum sull’autonomia lombarda punta a riequilibrare queste distorsioni nella redistribuzione delle risorse: non possiamo continuare ad essere i maggiori finanziatori dello Stato e a portarci a casa la parte più magra del bilancio pubblico. Poi c’è tutta la partita fiscale. Crediamo che l’introduzione della flat tax, con l’applicazione di un’aliquota unica sui redditi, semplificherebbe il calcolo delle imposte, ridurrebbe la pressione fiscale e incentiverebbe di conseguenza consumi, investimenti e crescita. Si garantirebbe anche una maggiore equità fiscale, con la conseguenza che potrebbero emergere nero ed evasione. Sulla finanza pubblica e sul fisco è necessario avviare anche un serio confronto con l’Europa, non però sulla base di slogan o di sterile contrapposizione come fa Renzi. La sua strategia si sta rivelando dannosa per gli interessi del nostro Paese.