(di Elsa Vinci)
ROMA – è reato non educare i figli a vedere e ad amare il genitore separato che non li ha in affidamento. E, per la prima volta, la Cassazione parla di colpa penale. Angelo B., salernitano, padre di due bambine, non ha mai rispettato gli obblighi imposti dal giudice civile al momento della separazione dall’ ex moglie. Le piccole erano state affidate a lui che, con ostinazione, ha impedito alla madre di incontrarle nei giorni stabiliti. Pur di non perdere ogni rapporto con le figlie, la donna si è rivolta alla magistratura che con tre ordinanze ha imposto al padre di rispettare il diritto delle bambine e della mamma di incontrarsi. Ma Angelo B. non ne ha tenuto conto. Per questo è stato condannato in primo e secondo grado a 18 mesi di carcere. La Suprema Corte ha confermato il diritto della madre di contribuire all’ educazione, alla crescita psicologica delle bimbe. Ha ribadito che la disobbedienza del padre alle ordinanze dei giudici è reato penale, il 388 del codice, per la prima volta esteso al comportamento del genitore affidatario che non “collabora” alla realizzazione del diritto di visita ai figli dell’ ex coniuge. “è di intuitiva evidenza – scrivono i “cassazionisti” – il ruolo centrale che assume il genitore affidatario nel favorire gli incontri dei figli minori con l’ altro genitore, a prescindere dall’ osservanza burocratica degli obblighi imposti dai giudici”. Inoltre, “l’ atteggiamento omissivo finisce col riflettersi negativamente sulla psicologia dei minori, indotti così a contrastare essi stessi gli incontri con la madre perché non sensibilizzati ed educati al rapporto con essa”. Non soltanto. La Corte rimprovera ad Angelo B. “l’ influenza negativa che i suoi parenti hanno esercitato sulle bambine mettendo in cattiva luce la loro mamma”. “Un evento – ammonisce la Cassazione – che l’ uomo avrebbe dovuto evitare”. Il processo tornerà alla corte d’ Appello di Salerno per un maggiore approfondimento delle motivazioni che sorreggono la condanna, senza però cancellare “la colpevolezza dell’ imputato”. Per i supremi giudici la pena potrà essere modificata “ma non eliminata”. “Nonostante la separazione – dice Livia Pomodoro, presidente del tribunale dei minori di Milano – si resta entrambi genitori dei propri figli e non si può privarli di un diritto”. E Ernesto Caffo, fondatore di Telefono azzurro, afferma: “Per il bambino è importantissimo avere il padre e la madre come punti di riferimento anche se sono separati. Ne ha bisogno per costruire la sue certezze, il suo senso di sicurezza”. Parla di sentenza “storica” il sottosegretario Maretta Scoca. “Occorre l’ affidamento congiunto”, insiste l’ associazione Crescere Insieme, che da tre legislature si batte perché il Parlamento riveda le norme sull’ affidamento dei figli dei separati per aumentare la possibilità di contatti regolari e significativi con entrambi i genitori.